Narrazione della travagliata vita artistica di Vincenzo Di Lalla,morto immeritatamente sconosciuto.

venerdì 6 novembre 2009

Fanciullo a Vico Del Gargano



Fin da bambino, Vincenzino (soprannominato Lalluccio!) dotato di una fervidissima fantasia, organizzava spettacoli facendoli interpretare dai suoi amichetti ed amichette. Invitava a partecipare anche le mamme, magari coinvolgendole nelle scene stesse ed istruiva i suoi " attori " seggerendo loro come ed in che modo comportarsi. In questo ho avuto testimonianza anche da un compagno di giochi che metteva in risalto come lui stesso suggerisse il modo giustodi recitare le varie frasi. Il tutto avveniva nel cortile di casa sua  ( o sbaglio!) così si chiamava quel luogo dal quale poi si vedeva anche un panorama che dall'orto si affacciava e faceva intravvedere il mare. Questo spelndida vista è rimasta come un punto fisso dei ricordi di Vincenzo.

Vita a Milano


DUE VITE, UN AMORE!







E' per parlare di mio marito, Vincenzo Di Lalla, scrittore e compositore, scomparso nel 1996 a soli 60 anni, che desidero raccontare la mia vita.







Da oggi, quindi, andro' via via spiegando cos'e' avvenuto a partire dal 1959. Diciottenne, mi sono trasferita dal Veneto a Milano per proseguire negli studi di canto (ero soprano) e per frequentare la scuola D'arte Drammatica del Piccolo Teatro e tutto cio' e' avvenuto. Nel frattempo, però, avevo conosciuto un aspirante artista, scrittore e compositore, che aveva un grandissimo talento naturale, ma necessitava di preparazione adeguata. Infatti era giunto appena sedicenne a Milano, trasferendosi da Vico del Gargano, suo paese natale, in seguito al dissesto finanziario della sua famiglia. Era solo, senza mezzi e senza studi o quasi.